Spazi scolastici: una modernizzazione ancora incompleta

La qualità degli spazi scolastici continua a rappresentare uno degli elementi critici dell’esperienza formativa degli studenti. Poiché la scuola è il luogo in cui i giovani trascorrono una parte rilevante della propria quotidianità, le condizioni degli ambienti incidono non solo sull’apprendimento, ma anche sul benessere, sul senso di appartenenza e sulla percezione complessiva dell’esperienza scolastica.

L’edilizia scolastica rimane uno dei nodi strutturali del sistema educativo italiano. Una quota significativa degli istituti è ancora ospitata in edifici datati, spesso progettati originariamente per funzioni diverse da quelle scolastiche e successivamente adattati. Secondo l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, inoltre, il 63,2% delle scuole secondarie di secondo grado è privo del certificato di agibilità, con marcate differenze tra le diverse aree del Paese.

Le opinioni degli studenti confermano la persistenza di criticità che riguardano aspetti essenziali della vita scolastica. Dall’indagine Censis realizzata nell’ambito del progetto Iride – La scuola vista dai giovani, che ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, emergono due elementi particolarmente problematici: il 56,3% degli intervistati esprime un giudizio insufficiente o gravemente insufficiente sull’impianto Wi-Fi della scuola e il 49,4% valuta negativamente lo stato dei bagni (tab. 1).

Si tratta di ambiti differenti ma accomunati dal fatto di rappresentare requisiti fondamentali della scuola contemporanea: da un lato la qualità degli ambienti e dei servizi, dall’altro l’accesso alle infrastrutture digitali.

Tra gli aspetti più critici figura anche il comfort ambientale: il 38,7% degli studenti considera inadeguato l’impianto di riscaldamento. A pesare è anche la vetustà di una parte significativa del patrimonio edilizio scolastico, spesso caratterizzato da livelli insufficienti di isolamento termico e da condizioni di aerazione non ottimali. Al disagio legato alle basse temperature nei mesi invernali si affianca così quello provocato dal caldo nei periodi conclusivi dell’anno scolastico, quando l’aumento delle temperature incide sulla vivibilità degli ambienti e sulla capacità di concentrazione degli studenti. Una criticità resa ancora più evidente dalla limitata diffusione di impianti di climatizzazione negli edifici scolastici italiani.

Valutazioni meno negative emergono nei confronti degli spazi di apprendimento diversi dalle aule tradizionali, come ad esempio i laboratori, le aule di informatica o la biblioteca (44,9% di giudizi ottimi o buoni e “solo” il 20,8% di bocciature), gli altri spazi interni dell’edificio scolastico (44,6% di studenti che esprime un giudizio positivo e, al contrario, il 18,2% che li giudica quantomeno insufficienti), gli ambienti destinati alle attività culturali, quali aula magna, teatro, ecc. (apprezzati dal 40,7%) e le aree esterne (39,7% esprime un giudizio positivo e il 30,3% li reputa sufficienti).

Le aule, pur rappresentando il principale luogo della vita scolastica quotidiana, raccolgono soprattutto valutazioni di sufficienza (40,3%), mentre circa tre studenti su dieci esprimono un giudizio negativo. Anche gli edifici nel loro complesso e gli impianti sportivi evidenziano una situazione ambivalente: a fronte di una quota significativa di valutazioni positive, permane una componente rilevante di studenti che ne segnala l’inadeguatezza (rispettivamente il 28,5% e il 29,3%).

Le valutazioni sulle singole infrastrutture si inseriscono in una percezione più generale di limitata modernità degli ambienti scolastici. Il 41,0% degli studenti definisce le strutture della propria scuola semplicemente “normali”, il 34,4% le considera “vecchie”, mentre solo il 5,9% le descrive come “moderne”.

Il concetto di “normalità” non sottende necessariamente un giudizio positivo, ma sembra essere piuttosto l'espressione di un progressivo adattamento a condizioni spesso caratterizzate da limiti infrastrutturali e carenze manutentive. La normalità sembra così assumere i contorni di una soglia minima di accettabilità, più che di uno standard qualitativo soddisfacente.

Parallelamente emergono giudizi che richiamano esplicitamente carenze di qualità e manutenzione: il 17,3% le ritiene male attrezzate, il 16,7% sporche, il 9,5% inadeguate, il 4,7% pericolose e il 4,0% fatiscenti.

Il confronto con gli ex studenti mostra però una lettura in parte diversa dell’esperienza scolastica. Tra i diplomati di età compresa tra 18 e 24 anni cresce la quota di chi ricorda la propria scuola come funzionale (39,1%), pulita (24,2%), accogliente e sicura (16,6%). Tuttavia, anche tra coloro che hanno concluso il percorso scolastico continuano a prevalere le definizioni di strutture “normali” (46,4%) e “vecchie” (33,7%) (tab. 2).

Nel complesso emerge l’immagine di una scuola impegnata in un processo di modernizzazione ancora incompleto. Mentre cresce l’attenzione verso l’innovazione didattica, la digitalizzazione e le nuove competenze, persistono carenze che riguardano aspetti basilari dell’esperienza scolastica quotidiana. Non sorprende, pertanto, che proprio il wi-fi e i bagni siano diventati, agli occhi degli studenti, i simboli più evidenti della distanza tra le ambizioni del sistema educativo e la realtà concreta delle scuole.

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