Maturità: un rito di passaggio ancora centrale nell'immaginario degli studenti

L'esame di maturità continua a occupare uno spazio rilevante nell'immaginario delle giovani generazioni, nonostante siano rari i casi in cui il maturando non riesca a superarlo.
L'accesso e il superamento dell'esame rappresentano, infatti, un approdo quasi universale per gli studenti dell’ultimo anno di corso delle scuole secondarie di II grado: nell’a.s. 2024-2025, è stato ammesso il 96,5% degli studenti scrutinati e si è diplomato il 99,7% dei candidati. La non ammissione e la bocciatura si configurano dunque come eventi residuali all'interno del sistema scolastico italiano.
D’altronde, esso si colloca al termine di un percorso nel quale la selezione è già avvenuta progressivamente negli anni precedenti: chi raggiunge il quinto anno dovrebbe dunque possedere un livello di preparazione e di continuità negli apprendimenti tale da superare con successo l’esame finale.
La sostanziale certezza del conseguimento del diploma non sembra tuttavia aver svuotato di significato l'esame di maturità che continua a rappresentare, agli occhi di molti studenti, un momento che sancisce la conclusione dell'esperienza scolastica e l'ingresso in una nuova fase della vita. In altre parole, tra gli studenti permane quantomeno il riconoscimento della sua funzione simbolica.
In particolare, da un’indagine Censis realizzata nell'ambito del progetto Iride – La scuola vista dai giovani su più di 8.000 studenti delle secondarie di II grado emerge che il 58,3% considera la maturità una tappa importante del proprio percorso di crescita. Vi è anche però chi (il 41,7%) la ritiene un rito ormai privo di una reale utilità (fig. 1).

È in questo contesto che si colloca la protesta che, nell'estate del 2025, ha visto alcuni maturandi rinunciare volontariamente alla prova orale avendo già acquisito il punteggio necessario per il superamento dell'esame. Un episodio che ha assunto il significato di una contestazione nei confronti di una scuola percepita come eccessivamente centrata sulla prestazione e sul voto.
La posizione degli studenti intervistati appare, su questo aspetto, articolata, ma nel complesso prevale un’approvazione nel principio ma non nel metodo. Il 57,2% ritiene che quella protesta abbia rappresentato una modalità efficace per denunciare le criticità della scuola attuale, mentre il 42,8% ritiene che il cambiamento non possa essere perseguito attraverso iniziative di questo tipo (fig. 2).

Nel complesso però è ben il 73,8% degli studenti che si dichiara infatti favorevole alla protesta, nonostante una parte consistente di essi – il 42,1% – esprima al tempo stesso qualche dubbio sulla correttezza nei confronti di chi ha sostenuto regolarmente la prova orale. Invece, il dissenso netto riguarda poco più di un quarto degli intervistati (26,2%) (fig. 3).

L'episodio sembra dunque intercettare una sensibilità diffusa. Non emerge tanto una contestazione dell'esame in sé, quanto piuttosto una riflessione critica sul peso attribuito alla valutazione e sulle modalità attraverso cui essa viene vissuta all'interno della scuola.
Uno sguardo ai giovani che hanno già concluso il proprio percorso scolastico consente di cogliere ulteriori elementi di interesse. Tra i diplomati di età compresa tra i 18 e i 24 anni la maturità continua a essere associata a un importante momento di transizione. Il 58,0% la considera un'opportunità di crescita e un trampolino di lancio verso il futuro e il 62,5% la identifica come il passaggio all'età adulta (fig. 4).

Accanto a questa lettura si affianca però il ricordo dell'intensità emotiva che accompagna l'esame: per il 72,0% dei diplomati la difficoltà principale non risiedeva nella prova in sé, ma nella gestione dello studio e dell'ansia da prestazione.
È tuttavia proprio tra coloro che la maturità l'hanno già vissuta che emerge una valutazione più critica della sua funzione. Il 51,9% ritiene che l'esame non lasci oggi alcun ricordo particolarmente significativo nella maggioranza dei giovani e il 49,8% sostiene che potrebbe essere abolito senza che ciò comporti una perdita effettiva nel percorso scolastico.

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