La scelta della scuola superiore di II grado: tra aspirazioni personali e condizionamenti sociali

Anche quest'anno, tra gennaio e febbraio, più di 500mila di ragazze e ragazzi hanno compiuto una delle prime decisioni importanti, destinata a incidere sulle successive traiettorie di studio e di lavoro, e dunque, sui loro percorsi di crescita: la scelta della scuola secondaria di II grado. Una decisione che nasce dall'intreccio di passioni, interessi personali, aspettative sul futuro lavorativo e non, orientamento scolastico, ma anche dall'influenza esercitata dalla famiglia e dal contesto sociale di appartenenza, che contribuiscono, in misura diversa, a orientare preferenze e opportunità.

I primi dati diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito relativi alle iscrizioni per l'anno scolastico 2026/2027 confermano il consolidarsi di una tendenza ormai evidente: il 55,9% degli studenti ha scelto un percorso liceale, il 30,8% un istituto tecnico e il 13,3% un istituto professionale.

Una distribuzione che solleva interrogativi sulle ragioni che orientano le scelte dei giovani: quanto pesano passioni e interessi personali? Quanto incidono, invece, il contesto familiare, il consiglio orientativo della scuola e le aspettative rispetto al futuro?

Comprendere come queste dimensioni concorrano a determinare le scelte dei giovani significa interrogarsi non solo sulle preferenze degli studenti, ma anche sulla capacità del sistema di orientamento di accompagnare decisioni realmente consapevoli.

L'indagine Censis realizzata nell'ambito del progetto Iride – La scuola vista dai giovani, che ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di II grado, ha consentito di ricostruire il processo attraverso cui maturano queste decisioni. L'analisi conferma come la scelta della scuola non sia il risultato di un unico fattore, bensì dell'interazione tra motivazioni individuali, orientamento scolastico e condizioni sociali e familiari, che contribuiscono, in misura diversa, a definire le opportunità percepite e le decisioni effettivamente assunte.

L'elemento più frequentemente richiamato dagli studenti è il riferimento ai propri interessi e alle proprie passioni: il 61,7% dichiara infatti di aver scelto il percorso sulla base di ciò che riteneva maggiormente coerente con le proprie inclinazioni, quota che raggiunge il 62,9% tra le ragazze (tab. 1).

Accanto a questa motivazione emerge però una pluralità di criteri decisionali che restituisce la complessità del processo di scelta. Più di uno studente su quattro (26,8%) afferma di aver privilegiato un indirizzo capace di mantenere aperte diverse opportunità future, evitando una specializzazione percepita come troppo precoce, mentre il 21,7% riconosce un ruolo rilevante ai suggerimenti di genitori e familiari. Seguono il riferimento al lavoro che si vorrebbe svolgere in futuro (13,0%) e il consiglio degli insegnanti (12,5%). Risultano invece più marginali fattori quali la vicinanza dell'istituto alla propria abitazione (8,6%), gli studi universitari già immaginati (6,6%), la scelta compiuta dagli amici (4,3%) o la convinzione che un determinato indirizzo richiedesse un minore impegno nello studio (2,1%).

L'analisi delle motivazioni dichiarate dagli studenti rischierebbe tuttavia di offrire una rappresentazione parziale se non fosse letta alla luce delle caratteristiche del contesto in cui la scelta prende forma. Le decisioni scolastiche non maturano infatti esclusivamente sulla base delle preferenze e interessi individuali, ma si sviluppano all'interno di un sistema di aspettative, suggerimenti e vincoli che coinvolge famiglia, scuola e ambiente sociale.

In questa prospettiva assume particolare rilievo il rapporto tra la scelta effettuata e il consiglio orientativo formulato nella scuola secondaria di I grado. Quasi la metà degli studenti (49,3%) dichiara di aver seguito il consiglio orientativo ricevuto, mentre il 23,3% afferma di averlo seguito solo in parte. Il 18,4% ha invece scelto un indirizzo differente (tab. 2).

L'adesione al consiglio orientativo varia sensibilmente in funzione del percorso frequentato. Tra gli studenti dei licei quasi sei su dieci (59,7%) affermano di aver scelto l'indirizzo raccomandato dalla scuola, mentre la stessa situazione riguarda poco più di un terzo degli iscritti agli istituti tecnici (35,5%) e professionali (36,8%). Nei percorsi della filiera tecnico-professionale aumenta, parallelamente, la quota di studenti che dichiara di aver seguito solo parzialmente il consiglio ricevuto oppure di aver scelto una strada diversa.

Questi dati suggeriscono che il consiglio orientativo non rappresenti soltanto uno strumento di accompagnamento alla scelta, ma costituisca uno degli elementi attraverso cui il sistema scolastico contribuisce a indirizzare le traiettorie formative degli studenti. Comprendere se esso riesca realmente a valorizzare interessi e potenzialità individuali, oppure finisca prevalentemente per confermare percorsi già prevedibili, rappresenta quindi una questione centrale per valutare l'efficacia delle politiche di orientamento.

L'analisi del livello di istruzione dei genitori offre un ulteriore elemento di riflessione. La distribuzione degli studenti tra i diversi indirizzi di studio lascia ipotizzare una significativa associazione con il background familiare. Quasi la metà (48,3%) degli studenti liceali intervistati ha almeno un genitore in possesso di una laurea o di un titolo terziario, mentre la stessa condizione riguarda il 25,8% degli studenti degli istituti tecnici e il 25,5% dei professionali (tab. 3). Al contrario, tra questi ultimi risulta più elevata la presenza di famiglie con livelli di istruzione medio-bassi.

Naturalmente questi dati non dimostrano un rapporto di causa-effetto tra origine familiare e scelta scolastica, ma evidenziano come le opportunità educative continuino a distribuirsi lungo linee che riflettono, almeno in parte, le risorse culturali disponibili nei contesti di provenienza. Le aspirazioni individuali non si formano infatti in un vuoto sociale, ma all'interno di ambienti familiari che contribuiscono a plasmare interessi, aspettative, conoscenza delle opportunità formative e percezione delle proprie possibilità.

Lette in questa prospettiva, anche le motivazioni richiamate dagli studenti assumono un significato diverso. Il frequente riferimento alle proprie passioni e ai propri interessi non va sempre interpretato come l'espressione di una scelta completamente autonoma, ma potrebbero essere il risultato di un processo nel quale esperienze personali, orientamento scolastico e contesto sociale si influenzano reciprocamente. Le preferenze individuali si costruiscono progressivamente e riflettono, almeno in parte, le opportunità e i modelli culturali con cui ciascun ragazzo o ragazza entra in contatto.

Anche il consiglio orientativo sembra inserirsi all'interno di questo processo. Più che modificare in modo sostanziale traiettorie già delineate, sembra invece spesso accompagnarle e consolidarle, confermando percorsi coerenti con il rendimento scolastico e con il contesto di appartenenza.

La sfida che emerge dall’indagine per il sistema educativo consiste quindi nell’irrobustire la funzione dell'orientamento. Se vuole rappresentare uno strumento capace di ampliare le opportunità educative, l’orientamento non può limitarsi a confermare percorsi già prevedibili, ma deve contribuire ad aprire a nuovi orizzonti, aiutando gli studenti a riconoscere le proprie potenzialità, a esplorare possibilità nuove e a costruire decisioni realmente consapevoli, riducendo il peso dei condizionamenti sociali che ancora oggi continuano a incidere sulle traiettorie formative.


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